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giovedì, 29 settembre 2005

E' la settimana della moda, a Milano. Uno dei pochi momenti in cui tanti si illudono che esista ancora la Milano da bere. Con i suoi aspetti più deleteri. Come stare ore pigiati nella calca che cerca di entrare al party di uno stilista trendy ai giardini di Porta Venezia. Muniti di regolare invito, naturalmente. Io ho resistito un quarto d'ora, prima di mandare in culo John Richmond e concludere la serata con F., una birra rossa e una canna. Ma lì, nella calca, c'erano tanti "codisti" di professione. Quelli che se ne stanno ore davanti ai party modaioli, prima di entrare (ma entrano?). Una cloaca di fighetti vestiti da fighetti che parlavano da fighetti ("Uè, c'ho trent'anni, non posso fare ancora le code..."). Disorganizzazione nel gestire gli inviti, nello scremare gli invitati veri dagli imbucati? Forse. Ma di certo nessuno se ne è fatto un problema. Perché, in questi rimasugli di Milano da bere, locali ed eventi sono tanto più fighi quanto più c'è fila fuori. E allora sei proprio figo, John Richmond. Ma vai in culo lo stesso.

Postato da: blades a 11:06 | link | commenti (3) |

mercoledì, 28 settembre 2005

A Milano ci si può accasciare per terra, a mezzanotte, alla fermata del tram. Per solitudine. Qualche bicchierino di troppo, un mancamento, un malore. Niente di grave, dal punto di vista clinico: arriva l'ambulanza, presta i primi soccorsi, porta l'anziano sventurato all'ospedale, dove gli daranno qualche farmaco, gli faranno qualche controllino, e lo rimanderanno a casa... Già, è proprio qui il problema: perché, a casa, quell'anziano - come molti altri - non ha nessuno. Solo il ricordo di una compagna che ha accompagnato una vita, e che ora non c'è più. Tutt'attorno, l'indifferenza, se non fosse per qualcuno che chiama un'ambulanza e qualcun altro che si ferma a prestare un minimo di conforto, almeno per cinque minuti. E il traffico va, la città gira. Il tram, prima o poi, passerà...

Postato da: blades a 17:22 | link | commenti (1) |

martedì, 27 settembre 2005

Armani si allarga nell'ex periferia operaia di Milano. Lo stilista ha infatti acquistato l'intero stabilimento Nestlé in via Bergognone, una zona che fino a tre-quattro decenni fa pullulava di fabbriche e osterie, e oggi è tutta un brulicare di spazi espositivi modaioli, passerelle e locali modaioli. Della Milano degli operai sopravvivono i muri esterni degli edifici, che da opifici si sono trasformati in lussuosi atelier e gallerie. Ma ora rischiano grosso anche quei muri, visto che Giorgio Armani in persona, al Corriere della Sera, dice di voler "intervenire" sui villini di inizio secolo (e il secolo in questione è presumibilmente il Novecento) che si trovano nel parco dell'ex fabbrica Nestlé. Villini che l'architetto giapponese Tadao Ando, incaricato della ristrutturazione, vorrebbe invece conservare.
Vedremo chi la spunterà, nel "braccio di ferro" fra lo stilista e l'architetto. Una cosa è certa: dopo Brera, il patinato mondo della moda ha ormai cancellato far via Savona e via Bergognone un altro degli ultimi residui della Milano "vera", quella fatta e vissuta dalla gente di tutti i giorni. Ora toccherà ai navigli, a pochi passi dalla stessa via Savona.
Del resto, anche in viale Piave, zona ex popolare diventata modaiola - grazie soprattutto a un esclusivo hotel che ospita esclusivi aperitivi del meglio della Milano ingiaccravattata - Dolce & Gabbana hanno ristrutturato l'ex cinema Metropol per farne uno spazio polifunzionale destinato a sfilate ed esposizioni. Certo, i cinema cittadini sono sempre meno affollati, e allora ecco un altro spazio immolato alla moda. In una metropoli che, grazie anche alla "Città della moda" al Garibaldi, si trasforma giorno dopo giorno in un'enorme copertina, pronta a lanciare le ultime creazioni di Armani & c. E se qualcuno avesse anche la pretesa di viverci, magari pagando un affitto decente?

Postato da: blades a 16:15 | link | commenti |

venerdì, 23 settembre 2005

Forse qualcuno ha notato che, qui a sinistra, ho pubblicato i link diretti per ascoltare online Lifegate Radio e Radio Montecarlo 2, due delle emittenti più "intelligenti" (o più semplicemente piacevoli, a mio gusto) che si possano ascoltare a Milano. Visto che ogni tanto qualcuno mi chiede notizie su queste radio (soprattutto sulla seconda, nata di recente), spendo qualche riga in proposito.
Lifegate è ormai piuttosto nota a Milano e in gran parte della Lombardia (ma da qualche mese è sbarcata anche a Roma), ed è l'espressione radiofonica dell'omonimo progetto creato da Marco Roveda, quello che - per intenderci - anni fa lanciò, con la Fattoria Scaldasole, la prima azienda di agricoltura biologica in Italia. Senza entrare nei dettagli dell'operazione Lifegate, per i quali rimando ai tanti articoli reperibili in Rete (ad esempio questo), aggiungo solo che la radio si fa ascoltare volentieri (a Milano sui 105.1 e 88.7) perché non ha gli affollamenti pubblicitari che caratterizzano le altre emittenti, e soprattutto ha una programmazione musicale assolutamente non "precotta" e commerciale, in grado di accostare rock, blues e musica elettronica in un mix che trovo piacevole anche come sottofondo quando lavoro.
RMC2 (Radio Montecarlo 2) è invece l'ultima novità dell'etere milanese: emanazione di Radio Montecarlo (e del gruppo che comprende anche Radio 105 e l'emittente locale più ascoltata a Milano, 105 Classics), propone una selezione di r&b, new jazz, lounge e tutti quei suoni tanto "cool" che fanno spesso da colonna sonora ai locali e agli eventi più fighi di Milano. Per di più senza pubblicità, per ora (ma non durerà molto). On air la si ascolta, oltre che a Milano (sui 96.2, periferia esclusa...), in alcuni dei posti più modaioli d'Italia e dintorni: Montecarlo, Cortina, Capri e Torino.
Per il resto, nell'FM cittadina la scelta è vasta, ma trovo che le varie Radio Deejay, 105, RDS, RTL, R101, Play Radio e compagnia si assomiglino un po' tutte.
Comunque, buon ascolto...

Postato da: blades a 01:36 | link | commenti (2) |

giovedì, 22 settembre 2005

Premetto: Beppe Grillo mi è sempre stato sui coglioni. Che ci posso fare, non è che se uno ce l'ha con Berlusconi mi deve stare simpatico per forza. E poi, con quelle minchiate che è andato a dire in giro sull'olio di colza al posto del gasolio per le auto, non è che abbia guadagnato granché nelle mie considerazioni. Però, quando ci vuole, ci vuole. Il fatto è che sul blog del fustigatore genovese è apparsa una petizione per cercare di salvare il "bosco di Gioia". Che, detto così, sembra chissà che, ma nella realtà è una superficie di oltre 10 mila mq non lontana dalla stazione Garibaldi, sulla quale vivacchiano 200 piante d'alto fusto strette fra anonimi muri di cinta in una di quelle zone che non sono né centro né periferia, in quel limbo cittadino fatto di uffici, case anonime e automobili parcheggiate una sull'altra fin sui marciapiedi. Una di quelle zone per le quali gli amministratori cittadini si riempiono da anni la bocca con la parola "riqualificazione". Peccato che, nelle loro intenzioni, la "riqualificazione" passi soprattutto (se non esclusivamente) dalla costruzione delle nuove sedi delle stesse amministrazioni pubbliche.
E infatti, al posto del bosco di Gioia - che di per sé andrebbe sì riqualificato, ma come area verde, peraltro prevista dal Piano Regolatore del 2000, in una zona decisamente povera di verde pubblico - dovrebbe sorgere il palazzo del nuovo Polo Regionale. Anche se qualcuno parla apertamente di speculazione: sembra infatti che la Regione non abbia granché bisogno di un palazzo del genere per le proprie necessità organizzative. Ma questo non incide sui termini della questione, visto che possono essere individuate tranquillamente altre aree in cui ospitare gli impiegati regionali.
Per evitare quest'ennesima cementificazione del suolo milanese, 15.541 cittadini hanno firmato una petizione che è stata inviata ad Albertini, Formigoni e Penati, ovvero ai vertici delle istituzioni milanesi (Comune, Regione, Provincia). Che, da parte loro, si sono finora ben guardati dal degnare 15 mila cittadini di qualsiasi risposta.
Ho poche speranze che l'appello lanciato dal comitato per il salvataggio del bosco di Gioia, e rilanciato dal blog di Beppe Grillo, possa sortire qualsivoglia effetto. Ma un po' di sano incazzamento fa sempre bene, soprattutto in vista delle elezioni per il Comune di Milano, nel 2006. Così, vi consiglio di fare un giretto sul blog del comitato, con la storia del bosco e le iniziative (finora vane) per salvarlo. E' istruttivo.

Postato da: blades a 04:01 | link | commenti |

martedì, 13 settembre 2005

Macchine fotografiche usa-e-getta. Fazzoletti usa-e-getta. Quotidiani gratuiti usa-e-getta. Preservativi usa-e-getta (e meno male...). A Milano, spesso, anche i rapporti personali sono usa-e-getta. Nel senso che buona parte delle relazioni umane si esaurisce nello spazio di un aperitivo, di una serata, magari di una scopata. E poi basta, fino al prossimo incontro usa-e-getta. Non c'è tempo di approfondire, di andare oltre. O forse semplicemente non c'è l'abitudine a farlo.
Così ogni tanto ti fermi a pensare. O meglio, gli eventi ti portano a farlo. Pensi a come questa città ti soffochi nel tran-tran quotidiano, sveglia-lavoro-birra-serata-amici-amante/fidanzata. E non ti accorgi, spesso, di quanto realmente valgano le persone che ti stanno vicino. Certe persone. Forse perché finiscono soffocate nel calderone della pochezza delle altre.
No, non va bene. Ci sono persone, a volte, che valgono più di un apertivo. Molto di più.

Postato da: blades a 17:53 | link | commenti (3) |

martedì, 06 settembre 2005

Lo sapevo... "La metropoli più ricca d'Italia è anche tanto infelice. Lo dicono, anzi lo confermano, i dati di un sondaggio: il 68% dei milanesi, quasi sette persone su dieci, non è felice, e il 'grigiore della città' è indicato dalla maggioranza come la causa prima dell'infelicità milanese. Il triste primato emerge da un'indagine realizzata dall'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica su un campione di oltre mille milanesi di età compresa tra i 25 e i 60 anni".
Ora, non è che ci voglia molto a capirlo, senza bisogno di comprare i giornali (quello citato sopra è il QN) e leggere queste "serie" ricercone. Basta girare per Milano, soprattutto in questi giorni in cui il traffico e i soliti ritmi hanno ripreso il posto della paciosa tranquillità di agosto. E poi, diciamolo, tutto sembra preordinato secondo i disegni di un urbanista depresso: i palazzi sono grigi (di smog, certo, ma anche quelli appena ristrutturati al massimo sono di un beige spento), le strade sono grigie (e vabbè, l'asfalto lo fanno quasi sempre di quel colore), le macchine sono grigie (sarà un caso se a Milano tira tanto l'argento metallizzato?), persino tanti ristoranti e locali, luoghi d'intrattenimento per eccellenza, sono grigi...
Colori a parte, poi, (cito ancora QN) "se è vero che i milanesi passano la maggior parte del loro tempo sul posto di lavoro, fa riflettere il fatto che il 51% degli intervistati considera il tempo trascorso in ufficio il momento della giornata in cui si sente più infelice. Seguito a ruota dal tempo sprecato in auto nel traffico dell'ora di punta (38%) o sui mezzi pubblici (49%)".
E ancora: "Magari non sorprende che al primo posto, tra i luoghi che suscitano tristezza nei milanesi, ci sia la Stazione centrale: la pensa così il 32% degli intervistati. Stupisce, invece, il secondo posto di Piazza Duomo, ma solo la sera. Seguono le stazioni della metro". Ma stupisce cosa? Fate un giro in Piazza Duomo la sera e poi ditemi: il centro per eccellenza della città, la piazza principale, l'agorà è pressoché deserta. Non un locale, non un bar aperti, solo qualche ristorante strafigo per turisti chic da spennare in Galleria, due fast food e una gelateria che chiudono prima di mezzanotte; per il resto, solo grigi uffici e negozi chiusi a circondare una cattedrale (di marmo - guarda un po' - grigio) che sembra anch'essa dormire (se ci fai caso, pare che la Madonnina russi, ogni tanto...). E non parliamo delle esposizioni a Palazzo Reale: a volte chiudono addirittura alle cinque e mezza del pomeriggio, che se lo sanno nel Burkina Faso ridono fino a domattina.
Duomo a parte, comunque, Milano di notte è decisamente più bella: c'è (un po') meno casino, certo, ma soprattutto le tenebre nascondono il grigiore, e con le luci dei lampioni danno vita a effetti chiaroscuri più allettanti, le insegne colorate si accendono e illuminano le strade di luci più allegre.
E poi, di notte, di solito, non si lavora. Di notte si riprendono i propri spazi, la propria vita, si beve, ci si ubriaca, si fuma, si parla, ci si confessa, si ride (a volte), si fa finta di ridere (spesso), si scrivono i blog. E si ama. Almeno finché l'"infelicità milanese" non ti fa passare la voglia...

Postato da: blades a 01:03 | link | commenti (1) |